FILOSOFIA E MESSAGGIO EVANGELICO. IN PRINCIPIO ERA LA PAROLA (LOGOS): AMORE ("Charitas"), NON "MAMMONA" ("Caritas")!!!

IL MONITO DI PASCAL A SERGIO GIVONE: NON CONFONDERE IL NOME DEL MIO DIO ("charité") CON IL NOME DEL DIO ("caritas") DEI VESCOVI E DI PAPA RATZINGER. Il testo della nota (un "editoriale") sull’"Avvenire" - a cura di Federico La Sala

"Pascal in altre parole ci invita a prendere atto dei limiti della filosofia" - e della religione "mammonica"!!!
giovedì 18 febbraio 2010.
 


DIO E RAGIONE, IL MONITO DI PASCAL

di SERGIO GIVONE (Avvenire, 18.02.2010)

Non il Dio dei filosofi, sosteneva Pascal, ma il Dio che è amore e tenerezza è il vero Dio. Da una parte, dunque, la filosofia e la ragione, dall’altra la fede. Mentre la fede attinge alla verità di Dio per una via tutta sua, misteriosa e luminosa come la certezza del cuore, la ragione ha ben poco da dirci in proposito, brancola nel buio, tutt’al più insegue un fantasma. Eppure, nel momento stesso in cui opera un taglio tanto netto, Pascal reimposta il problema filosofico di Dio con una radicalità ignorata dalla tradizione metafisica e da Cartesio in particolare. Problema che resta filosofico: si tratta pur sempre di pensare Dio. E di rispondere alla domanda: che cosa intendiamo con questo nome e con gli infiniti altri con cui lo designiamo? Che cosa significa questa figura, la più grande che si possa pensare, e soprattutto quella che può apparire per un verso necessaria e per l’altro superflua?

In margine al dialogo fra credenti e non che «Avvenire» sta sollecitando, va detto che c’è oggi chi dice, all’interno di una tradizione risalente all’empirismo e all’illuminismo, che di Dio possiamo benissimo fare a meno, non solo perché la scienza non ne ha bisogno, ma prima ancora perché non sapremmo come definire tale concetto. E c’è anche chi risponde, appellandosi invece a una tradizione di stampo idealistico, che Dio altro non è che il logos scientifico e cioè la sostanza razionale di tutte le cose. Queste due posizioni sono speculari. In fondo poggiano sullo stesso presupposto: che Dio sia tutt’uno con la ragione. Per cui è inevitabile trarre la conseguenza che se Dio è la ragione, Dio non è Dio. Con ciò, evidentemente, il problema posto da Pascal è aggirato ed eluso.

Chiede Pascal: come posso pensare Dio, fermo restando che Dio non è cosa della ragione ma del cuore? Pensare Dio significa interrogarsi sulla sua verità, sul senso che ha per me credere o non credere, sulle conseguenze per la mia vita di una decisione da prendere in assenza di prove ma impegnativa come nessun’altra. A sua volta che Dio sia cosa del cuore e non della ragione significa che non posso dedurlo ma neppure escluderlo su basi puramente razionali.

Pascal in altre parole ci invita a prendere atto dei limiti della filosofia. Tanto da affermare che «la vera filosofia si fa beffe della filosofia». Presuntuosa e ridicola è la filosofia che pretende di dire non solo l’ultima parola, ma anche la prima. Miope è la filosofia che ritiene impossibile dire alcunché su ciò che sta prima e ciò che viene dopo, sulle cose prime e sulle cose ultime.

Queste, le cose prime e le cose ultime, non appartengono alla filosofia, bensì alla religione. Mai e poi mai la filosofia potrebbe ’inventarle’, produrle razionalmente. Esse sono tramandate non sappiamo come ma certamente ex alto. Se non altro nel senso che esse ci trascendono e noi vi apparteniamo come apparteniamo alla nostra storia più profonda e al nostro linguaggio più autentico: ciò che per l’appunto è religione.

Ma se le cose prime e le cose ultime sono intime a noi più di quanto noi non lo siamo a noi stessi, come può la filosofia ignorarle? Il pensiero deve essere al tempo stesso molto umile e molto audace. Umile perché i contenuti su cui riflettere gli vengono da fuori, e lo sorprendono, proprio come ’ladro nella notte’. Audace perché capace di spogliarsi di tutti i pregiudizi e ’farsi libero’ nella verità. Secondo il più schietto insegnamento pascaliano.


CHARITÈ: BERLINO RICORDA A PAPA RATZINGER IL NOME ESATTO DELL’OSPEDALE E DELLA FACOLTÀ DI MEDICINA.

LA CHIESA DEL SILENZIO E DEL "LATINORUM". Il teologo Ratzinger scrive da papa l’enciclica "Deus caritas est" (2006) e, ancora oggi, nessuno ne sollecita la correzione del titolo. Che lapsus!!! O, meglio, che progetto!!!

Così "il Dio del denaro" inganna Papa Ratzinger, e Papa Ratzinger inganna gli uomini.... e rende cieco anche Enzo Bianchi

IL VANGELO DI PAPA RATZINGER E DI TUTTI I VESCOVI E IL "PANE QUOTIDIANO" DEL "PADRE NOSTRO", VENDUTO A "CARO PREZZO".

SVOLTA IN FRANCIA. DALLA CARITÀ ("CHARITÈ") DI PASCAL ALLA CARITÀ DI PAPA RAZTINGER ("DEUS CARITAS EST", 2006), DALLA CHIAREZZA DI CARTESIO ALLA "CONFUSIO-NE" ("COMMUNIO") DI J.-L. MARION ....

L’ILLUMINISMO, OGGI. LIBERARE IL CIELO. Cristianesimo, democrazia e necessità di "una seconda rivoluzione copernicana"


MEMORIA SU PASCAL *

«Circa due mesi prima della sua morte accadde che Pascal, avendo raccolto in casa sua parecchie persone per conferire sullo stato presente degli affari della Chiesa, dopo aver loro presentato le difficoltà su certe cose, trovò che quelle persone non erano così decise come avrebbe voluto, e cedevano su qualche cosa che egli credeva importante per la verità.
-  Ciò lo colpì in tal modo, che cadde svenuto e perse la conoscenza e la parola. Rimase molto tempo in quello stato, e quando lo si fu fatto rinvenire con molta fatica, e mia madre che era presente gli chiese il motivo che gli aveva causato tutto ciò, disse: “Quando ho visto tutte quelle persone che io consideravo come le colonne della verità che si piegavano e mancavano in ciò che esse dovevano alla verità, ne fui colpito, e non potei sopportarlo, ed è stato necessario soccombere al dolore che ho provato”».

* Memoria su Pascal scritta da Marguerite Périer.


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