Ev-angelo: Buona-novella. Dio è Amore ("Charitas"). Il valore ha una sua propria logica ed è la logica del Dio-Valore, Mammona (Benedetto XVI, "Deus caritas est", 2006).

IL VATICANO E IL VALORE ASSOLUTO DELLA VITA. La critica anticipatrice di Carl Schmitt e di Federico Fellini della tradizionale e poco evangelica teologia di Papa Ratzinger - a cura di Federico La Sala

sabato 15 novembre 2008.
 


Un saggio che anticipa la critica contemporanea al «pensiero unico»

Vita e valori: il «j’accuse» di Schmitt

Torna un testo del filosofo e giurista tedesco che, dopo l’adesione al nazismo, compie una svolta etica mettendo in discussione la logica «totalitaria» di una legge che trasforma lo Stato in una macchina impersonale che decide sull’esistenza dei cittadini.

L’attualità di una analisi che mette in guardia dall’invasività del pubblico nella sfera privata, ripresa oggi dal neocostituzionalismo

DI MARCO RONCALLI (Avvrnire, 14.11.2008)

Possono indicare anche qual­cosa di asettico, ma non per questo non si smette di ri­chiamarli, magari in modo generico. Se alcuni decadono, altri prendono il sopravvento. Se alcu­ni vengono rifiutati, altri si esibi­scono innanzi alle nostre scelte finendo per assorbirle. La nostra società pare impossibilitata a far­ne a meno. Eppure non hanno tantissimi secoli dietro. Eppure al di là delle connotazioni rassicuranti hanno anche un lato meno confortante. Innanzi­tutto perché in realtà non ’so­no’, ma piuttosto ’valgono’: perché se si materializzano è per riempire il vuoto del loro (e nostro?) ’non essere’; e poi perché in fin dei conti, anche assurti ’a vangelo’, di fatto valgono per una perso­na, un gruppo, una situazio­ne... Parliamo dei valori. E u­na volta tanto senza nascon­derne il loro potenziale aggressivo intrin­seco, la radice nichilista, il fatto che po­stulano giudizi di disvalore su ciò che si oppone loro: ricordan­do che l’attribuzione di certe va­lidità si fa sempre a detrimento di altre.

È la lezione, di bruciante at­tualità, che ci arriva da un piccolo saggio di Carl Schmitt che sta conoscendo - dopo stagioni pas­sate - una nuova fortuna edito­riale. Sì, ci riferiamo allo Schmitt più maturo (non a quello che Ernst Bloch definì il giurista per eccellenza del nazismo cui aderì nel ’ 33 apportandovi un fonda­mento filosofico- giuridico), e in particolare all’autore controver­so, appunto, delle brevi riflessio­ni titolate La tirannia dei valori (ora in libreria anche con i tipi della Morcelliana a cura di Paolo Becchi, pp. 77, euro 7).

Un titolo ripreso da Nicolai Hartmann (e cui farà eco Ulfrid Neumann in uno scritto sulla dignità, Die ty­rannei der Würde) per un testo anticapitalista stilato all’alba del totalitarismo finanziario, quando non imperava ancora il ’pen­siero unico’ dell’economia di mercato (apparve fuori commercio originariamente nel 1960, fu pubblicato per la prima volta nel ’ 67, conob­be poi diverse edizioni su riviste e in libro).

Si tratta di pagine nate per polemizza­re contro la frantumazione del reale (del mondo) in frammenti- va­lori raccolti in chiave econo­mica, mercan­tilistica... Sen­za significative reazioni nem­meno dai pen­satori marxisti che finivano per aggrappar­si alle stesse logiche degli approcci capi­talistici. E, per altri versi anche nella persistenza di concezioni fideiste ancorate alla teodicea di un Dio confinato nel ’valore più alto’, quando già Heidegger (nella Lettera sull’’umanismo’, del 1947), ammoniva che ciò signifi­cava « degradare l’essenza di Dio». Se già qui troviamo quanto basta per considerare la tirannia dei valori schmittiana quasi una malattia assiologica che ha come effetto la relativizzazione delle prospettive e il relativismo dei valori (che alla fine non sono ge­stiti dagli uomini, ma lo gestisco­no), non va però dimenticato - come fa notare Becchi - che ob­biettivo polemico di questo scrit­to era anche l’interpretazione della Legge Fondamentale di Bonn (il Grundgesetz), come ordi­namento di valori, consolidatosi nella Repubblica Federale Tede­sca del secondo dopoguerra. Si criticava insomma quel modo di interpretare la Legge Fondamen­tale mirante alla giustificazione della sua applicazione diretta da parte dei giudici.

Spiega il curato­re: «Secondo la concezione tradizionale, la costituzione disciplina l’organizzazione giuridica dello Stato e le sue relazioni con i citta­dini, ma non è direttamente ap­plicabile dai giudici nelle controversie che oppongono i cittadini fra di loro. Il giudice deve dunque risolvere quelle controversie ap­plicando la legge ordinaria e non la costituzione, la quale semmai costituisce un limite al potere le­gislativo». Per dirla tutta con Sch­mitt, all’attuazione immediata dei valori della costituzione, si ri­sponde con l’idea che « sia compito del legislatore e delle leggi da lui poste stabilire la mediazio­ne attraverso regole calcolabili e attuabili, e scongiurare il terrore dell’attuazione diretta e automa­tica del valore».

Ecco quindi l’al­lusione al cosiddetto ’neocosti­tuzionalismo’ dei nostri giorni, al dibattito in corso sulla pervasi­vità della costituzione nell’intera dinamica sociale. Come a dire che ’principi fondamentali’ o ’norme programmatiche’ - al tempo di Schmitt maestro di Ern­st- Wolfgang Böckenförde e oggi chiamati ’valori fondamentali’, possono applicarsi « non solo nel­le controversie che oppongono un cittadino ad un potere pubbli­co, ma anche nelle controversie tra i privati che i giudici si trova­no a giudicare». E qui non v’è dubbio che Schmitt ci aiuti a capire insieme al background dot­trinale, il retroterra di quel modo di pensare, il neocostituzionali­smo, al centro del dibattito.

-  

eugenetica

Ma quel pensiero fisso finisce nell’eutanasia

di Marco Roncalli (Avvenire, 14.11.2008)

«Ci sono uomini e oggetti, persone e cose: le cose hanno un valore, le persone hanno una dignità». Le tracce di un’apertura verso la trascendenza

E semplificando le conseguenze della logica dei valori Schmitt richiama anche un libro del 1920 da poco ritornato d’attualità in Germania nell’ambito del dibattito sull’eutanasia nei confronti di neonati malformati. Titolo Freigabe der Vernichtung lebensunwerten Lebens ( letteralmente Autorizzazione all’annientamento della vita priva di valore vitale), autori il giurista Karl Binding e il medico Alfred Hoche « entrambi animati dalle migliori ragioni umanitarie » , scrive Schmitt (« come oggi molti bioeticisti laici difensori della ’ qualità della vita’... » , postilla Paolo Becchi, professore di filosofia del diritto nelle Università di Genova e Lucerna). Un titolo siffatto, buone intenzioni degli autori a parte, prima ancora della sua orrenda realizzazione vent’anni dopo indicava la logica micidiale del valore applicata al campo etico, politico e giuridico. La realizzazione di valori potenzialmente distruttrice di altri valori.

Ma quale alternativa ci offre Schmitt? «Il messaggio potrebbe forse essere cripticamente racchiuso nelle frasi iniziali: ’ci sono uomini e oggetti, persone e cose [...] le cose hanno un valore, le persone hanno una dignità’. Certo, anche la dignità è diventata un valore - e molto prima di quanto Schmitt non creda, dal momento che, a ben vedere, è già con Kant che compare quell’identificazione, tuttavia per Schmitt bisogna pensare a ’un tempo, quando la dignità non era ancora un valore, ma qualcosa di essenzialmente diverso’», scrive Becchi e alla domanda su dove poggi tale diversità risponde:
-  «Forse nell’apertura verso la trascendenza - resistente al processo di secolarizzazione - a cui Schmitt, non a caso proprio in quegli anni, comincia a pensare, reinterpretando con il suo celebre cristallo il pensiero di Hobbes?
-  Come che sia, proprio quella parola, Würde, nella sua integrità e purezza, al di qua di qualsiasi valore sembrerebbe - per quanto sconcertante e paradossale forse apparire - l’ultimo possibile appiglio in un mare di valori in tempesta. A dignitate nascitur ordo».

Marco Roncalli




L’ERRORE FILOLOGICO E TEOLOGICO DI PAPA BENEDETTO XVI, NEL TITOLO DELLA SUA PRIMA ENCICLICA. Nel nome della "Tradizione"

CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE (...) DEUS CHARITAS EST(1Gv., 4. 1-16).

CARISSIMI, NON PRESTATE FEDE A OGNI SPIRITO (...) DIO E’ AMORE (1 Gv. 4. 1-16)

Caro BENEDETTO XVI ...

Corra, corra ai ripari (... invece di pensare ai soldi)! Faccia come insegna CONFUCIO: provveda a RETTIFICARE I NOMI. L’Eu-angélo dell’AMORE (“charitas”) è diventato il Van-gélo del ’caro-prezzo’ e della preziosi-tà (“caritas”), e la Parola (“Logos”) è diventato il marchio capitalistico di una fabbrica (“Logo”) infernale ... di affari e di morte?! Ci illumini: un pò di CHIAREZZA!!! FRANCESCO e CHIARA di Assisi si sbagliavano?! Claritas e Charitas, Charitas e Claritas... o no?!

Federico La Sala

*

-  “DEUS CARITAS EST”: IL “LOGO
-  DEL GRANDE MERCANTE E DEL CAPITALISMO

di Federico La Sala *

In principio era il Logos, non il “Logo”!!! “Arbeit Macht Frei”: “il lavoro rende liberi”, così sul campo recintato degli esseri umani!!! “Deus caritas est”: Dio è caro-prezzo, così sul campo recintato della Parola (del Verbo, del Logos)!!! “La prima enciclica di Ratzinger è a pagamento”, L’Unità, 26.01.2006)!!!

Il grande discendente dei mercanti del Tempio si sarà ripetuto in cor suo e riscritto davanti ai suoi occhi il vecchio slogan: con questologovincerai! Ha preso ‘carta e penna’ e, sul campo recintato della Parola, ha cancellato la vecchia ‘dicitura’ e ri-scritto la ‘nuova’: “Deus caritas est” [Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2006]!

Nell’anniversario del “Giorno della memoria”, il 27 gennaio, non poteva essere ‘lanciato’ nel ‘mondo’ un “Logo” ... più ‘bello’ e più ‘accattivante’, molto ‘ac-captivante’!!!

Il Faraone, travestito da Mosè, da Elia, e da Gesù, ha dato inizio alla ‘campagna’ del Terzo Millennio - avanti Cristo!!! (Federico La Sala)

*www.ildialogo.org/filosofia, Giovedì, 26 gennaio 2006.



E Fellini disse al gesuita: c’è la Grazia nella «Dolce vita»

Un convegno sul regista riporta alla luce la celebre diatriba che si aprì nel mondo cattolico

DA FIRENZE ANDREA FAGIOLI (Avvenire, 14.11.2008)

Un convegno a mezzo secolo da La dolce vita non poteva non affrontare la questione dell’at­teggiamento della Chiesa nei confron­ti del film di Federico Fellini all’indo­mani dell’uscita nelle sale in quell’or­mai lontano febbraio 1960.

A parlarne, in occasione della ’due giorni’ internazionale che si apre oggi a Rimini, al Teatro degli Atti, sarà do­mani mattina un gesuita, padre Virgi­lio Fantuzzi, anche perché (al di là che si tratti di uno studioso di cinema, cri­tico de «La Civiltà cattolica» e amico del regista romagnolo) lo scontro, a suo tempo, avvenne proprio ’in casa’ del­la Compagnia di Gesù: da una parte padre Nazareno Taddei, che su «Lettu­re » recensì positivamente il film, dal­l’altra i confratelli come padre Enrico Baragli che su «La Civiltà cattolica» contraddicevano l’opinione favorevo­le supportati anche da «L’Osservatore Romano».

Eppure, furono gli stessi superiori a da­re a padre Taddei l’incarico di una ’let­tura, ponderata e oggettiva’ per il loro mensile. «Rividi il film diverse volte ­raccontava il gesuita massmediologo scomparso nel 2006 - . Ne discussi an­che con lo stesso Fellini. Tuttavia, allo­ra, sentendo l’aria infida, chiesi ai su­periori di dispensarmi dall’incarico dell’articolo, ma essi mi diedero l’ordi­ne di ’santa obbedienza’, che è l’ordi­ne più solenne per un gesuita».

All’anteprima de La dolce vita al San Fedele di Milano, presenti Fellini e Tad­dei, padre Arcangelo Favaro, fondato­re e primo animatore del Centro cultu­rale, parlò di un film con il ’sigillo del­la porpora’ in base alla frase che il con­fratello padre Angelo Arpa aveva detto arrivando da Genova dove aveva fatto vedere il film al cardinale Giuseppe Si­ri, che lo aveva apprezzato. «Cosa che invece - raccontava Taddei - non aveva fatto l’arcivescovo di Milano, il cardi­nale Giovanni Battista Montini, che in­vece aveva raccolto le voci scandaliz­zate di alcuni suoi collaboratori».

La dolce vita, a giudizio di Taddei, trat­tava il tema della Grazia: «Il film lo e­splicitava con le immagini iniziali (l’ar­rivo della statua di Cristo in elicottero) e con le immagini finali quando il pro­tagonista, Marcello, quasi ubriaco di stanchezza dopo una notte di bagordi, si trova con un gruppo di persone in ri­va al mare, e Paolina, la cameriera che aveva impressionato Marcello per la sua grazia innocente, si trova sorriden­te al di là di un piccolo braccio di mare a chiamarlo. Marcello la vede, ma non capisce e se ne va trascinato via da una delle donne del gruppo. Paolina conti­nua a sorridere, come a dire: ’Vai pure, al prossimo bivio mi troverai ancora lì ad aspettarti!’. La lettura era evidente, ma mi sembrava difficile - aggiungeva Taddei - che Fellini avesse voluto e­sprimere un tema così... teologico».

Negli incontri con il regista, il giovane re­ligioso del San Fedele, che pagò quella ’lettura’ con l’esilio, non aveva mai par­lato di ’Grazia’. Ma un giorno, all’im­provviso, gli chiese: «Cos’è secondo te la Grazia?». Fellini gli rispose di botto: «Che cos’è la Grazia se non quella realtà, co­me Paolina, che tu non capisci e la ri­fiuti, ma lei sorride e ti dice: ’Vai pure! Mi troverai sempre ad aspettarti’?».

Per Taddei si trattò di una «risposta teo­logicamente perfetta », anche se e­spressa con un linguaggio semplice, che comunque sintetizzava il discorso fat­to dal regista con immagini tuttaltro che devote. «Per questo, forse - concludeva Taddei - , il film scatenò tante ire».

In una lettera dell’8 gennaio 1961, nel­l’accennare al suo nuovo film («che con molta probabilità dovrai difendere»), Fellini metteva ironicamente in guardia Taddei dal rischio definitivo della ’sco­munica’ e poi aggiungeva: «Ti ho pen­sato spesso e a volte con un senso di a­cuto rimorso, sebbene io non mi senta in colpa. E penso che un sentimento che nasce da profonda gratitudine e da amicizia possa ricompensare qualun­que dispiacere, quando si ha anche so­lo la speranza di avere agito secondo la convinzione della propria coscienza».


Sul tema, nel sito e in rete, si cfr.:

-  GALILEO GALILEI E’ GALILEO GALILEI ... E LA TRASCENDENZA CRISTIANA NON E’ LA TRASCENDENZA "DELL’ENTE ...CATTOLICO-ROMANO", DEL VATICANO!!!
-  Cerchiamo di "non dare i numeri": il "Logos" non è un "Logo", e la "Charitas" non è la "caritas"!!!

-  EVADERE DALLE IDEE VECCHIE!!! CON MARX E KEYNES, OLTRE.
-  Un’indicazione e "una premessa... di civiltà"

-  Il “Deus charitas est” di Giovanni o il “Deus caritas est” di Benedetto XVI?! IL DIO DI MAMMASANTISSIMA E’ IL DIO-VALORE, MAMMONA.
-  LA MAFIA DEVOTA

La Corte Costituzionale ’’ha un solo padrone: la Costituzione della Repubblica". Grazie, Presidente Flick, ad avermelo ricordato!!! Io pensavo che dal 1994 - dalla nascita del partito "Forza Italia" - e dal "lodo Alfano", il padrone fosse ormai il presidente del "partito della libertà"

FLS


Rispondere all'articolo

Forum