FILOSOFIA. Fenomenologia e Neuroscienze ....

PIAZZA SAN PIETRO: LA "TEOLOGIA" DELL’ELLISSE (DEI "DUE SOLI") E LE ILLUSIONI DELLA "TEOLOGIA" DEL "CERCHIO INCANTATO" (DELLA SCOLASTICA "CATTOLICA" E DELLA "SAPIENZA" RATZINGERIANA). IL DARSI DELLE COSE: LA LEZIONE DI HUSSERL. Un lavoro di Vincenzo Costa sul problema della percezione, recensito da Fabrizio Palombi - a cura di pfls

Al di là del ri-specchiamento, la via chiasmatica della conoscenza e l’avvio di una "seconda rivoluzione copernicana".
domenica 20 gennaio 2008.
 

-  La fenomenologia al centro della attualità determinata dal dibattito sulle neuroscienze

-   Un saggio di Vincenzo Costa titolato «Il cerchio e l’ellisse», pubblicato da Rubbettino, ripercorre la strada che porta da Brentano alle più recenti ricerche sulla percezione

di Fabrizio Palombi (il manifesto, 15.01.2008)

Oggi la fenomenologia è protagonista di una singolare vicenda che confonde ruoli intellettuali consolidati. Numerosi filosofi della mente propongono di naturalizzarla, ricorrendo alle recenti scoperte della neurologia per spiegare le indagini fenomenologiche della percezione e della coscienza sul piano scientifico, con non pochi problemi teorici, dal momento che già Edmund Husserl aveva tra i suoi principali bersagli polemici proprio l’atteggiamento naturalista. Qualche anno fa Francisco Varela ha coniato il termine neurofenomenologia attribuendogli una valenza di battaglia per differenziarla dalla cosiddetta neurofilosofia di matrice angloamericana. L’originario intento polemico si è rapidamente smarrito e questa sorta di ossimoro si è serenamente aggiunto al lungo elenco di neologismi che giustappongono al prefisso neuro le discipline più disparate, tra le quali l’economia, l’estetica, la teologia e la politica.

Per parte sua, Vittorio Gallese, membro dell’équipe che ha scoperto i neuroni specchio, ha proposto un percorso teorico inverso, interessato a fenomenologizzare le neuroscienze, ritenendo importante mantenere la distinzione tra spiegazione scientifica e comprensione filosofica, alla quale va affidato il ruolo di generare le domande e i problemi che contribuiscono ad alimentare la ricerca neuroscientifica.

È su questo sfondo che va letto il saggio di Vincenzo Costa titolato Il cerchio e l’ellisse. Husserl e il darsi delle cose (Rubbettino, 2007), alcune pagine del quale si rivelano utili a alimentare anche la riflessione filosofica sulle neuroscienze. Sono brani nei quali viene chiarito il senso della ricerca fenomenologica prendendo in esame le indebite confusioni con quella scientifica, e affrontando l’attualità filosofica senza lasciarsi travolgere dalle polemiche contingenti, bensì tornando a indagare le fonti storiche e teoriche.

È un orientamento, questo, che caratterizza il testo sin dal suggestivo titolo in cui si evoca un esempio originariamente proposto dal maestro di Husserl, il filosofo tedesco Franz Brentano. L’esempio è quello della pavimentazione di piazza S. Pietro, dove sono collocate due pietre che indicano i punti dai quali si può vedere il colonnato a pianta ellittica del Bernini come un cerchio. Il visitatore, rassicurato sulla salute dei suoi occhi, sa che sta percependo l’edificio come distorto, a causa della sua speciale prospettiva. Questo esempio di natura barocca illustra l’interpretazione prospettica del reale tipica della fenomenologia, attraverso cui viene ripensata la tradizionale articolazione filosofica tra essere e apparire.

Adottando il lessico fenomenologico usato da Costa, si può dire che «la cosa non è al di là dell’apparire, ma è proprio ciò che appare». Un assunto che si riflette sul dibattito filosofico dal quale avevamo preso le mosse, mostrando come l’indagine fenomenologica della percezione possieda una metodologia e un senso profondamente diversi da quelli scientifici, poiché il suo campo non è quello degli eventi fisici cerebrali ma quello dell’esperienza. Anche se conoscessimo con sufficiente precisione quali neuroni si attivano, e come, quando percepiamo, non perciò potremmo affermare di conoscere il significato del percepire, così come un cieco non riuscirebbe a avere esperienza del colore rosso, poniamo, studiando un manuale scritto in braille sulla teoria elettromagnetica della luce. Non cogliere il significato filosofico di queste distinzioni porterebbbe a commettere quel peccato gnoseologico originale individuato da Husserl, che consiste nel confondere la teoria della conoscenza con la psicologia.

Secondo Costa, anche l’idea che sta alla base di quella che oggi chiamiamo teoria computazionale della mente non è nuova e, almeno nella sua «possibilità di principio», già Brentano l’aveva criticata per la sua inadeguatezza. Tra le pagine del libro viene anche denunciata la leggerezza con cui alcuni studiosi lasciano cadere il primato trascendentale della coscienza per abbracciare il realismo naturalista, una scelta che, secondo l’autore, equivale a prendere congedo dalla fenomenologia; e d’altra parte contribuisce a mettere a fuco alcune difficoltà dell’orientamento neurofenomenologico. Il senso dell’evidenza husserliana, alla quale Costa dedica il suo testo, implica il fatto che la nostra coscienza assuma «l’oggetto come esistente in sé», e per coglierlo l’autore affronta alcuni nodi fondamentali della filosofia moderna indagando la «struttura della ragione» costituita dalle operazioni che permettono di accedere a tale forma dell’oggettività. Sono molte le analisi in merito sviluppate tra queste pagine, e quelle forse meglio comprensibili e più efficaci riguardano la reiterabilità degli atti percettivi. Una cosa continua a «esistere anche quando di essa non abbiamo alcuna percezione» in forza del tratto caratteristico dell’evidenza husserliana, che non è mai singola ma infinitamente ripetibile.

Secondo Vincenzo Costa, l’esistenza in sé delle cose marca la differenza tra la fenomenologia, che riconduce la stabilità del mondo al soggetto, e il fenomenismo, che dissolve la realtà negli atti soggettivi: la differenza è fondamentale e evita di trasformare la coscienza fenomenologica nella trappola di un «cerchio incantato», in cui la filosofia finisce talvolta per cadere.


Sul tema, si cfr.:

-  "X"- FILOSOFIA. A FIGURA DEL "CHI": IL NUOVO PARADIGMA.

TORNARE ALLE "COSE STESSE" (HUSSERL): ANDARE A NOI STESSI. NOTE SULLA VIA DELLA VITA, NON DELLA GUERRA E DELLA MORTE.

-  SINODO DEI VESCOVI 2008. L’ANNO DELLA PAROLA DI DIO: AMORE ("CHARITAS") O MAMMONA ("CARITAS")?!
-  Fatto sta che la prima enciclica di Papa Benedetto XVI (Deus caritas est, 2006) è per Mammona.

LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO ... DEI "DUE SOLI"


SCHEDA EDITORIALE DEL LIBRO:

-  Vincenzo Costa

-  Il cerchio e l’ellisse
-  Husserl e il darsi delle cose

L’epoca moderna si apre richiamandosi al principio di soggettività. Tutto ciò che appare deve manifestarsi a un soggetto. E tuttavia, proprio questa riconduzione al soggetto finisce per dissolvere la nozione stessa di razionalità, in quanto il reale e l’oggettivo (le cose) vengono confuse con gli atti soggettivi in cui si manifestano. Così, il mondo stesso e le cose del mondo divengono eventi mentali, qualcosa che accade “dentro” la coscienza.

In questo libro, a partire da una lettura del percorso filosofico husserliano, ci si interroga sulle ragioni che hanno prodotto questo tipo di deriva, e si indica che, nel padre fondatore della modernità, in Descartes, non vi è una riduzione alla coscienza, ma una riduzione della coscienza, e dunque che la sua nozione di evidenza si installa sulla rimozione della manifestatività delle cose. Vengono così reinterpretati e rivisitati, a partire da Husserl, le nozioni fondamentali della filosofia moderna: sensazione, evidenza, datità, trascendentale, soggettività, immanenza, trascendenza, idealismo, realtà, seguendo però sempre come traccia l’idea secondo cui se il reale si costituisce in una coscienza questo non significa che la coscienza lo costruisca, ma, più semplicemente, che essa è il luogo dell’accogliere, in cui il reale si annuncia.

(2007) pp. 196

ISBN: 978-88-498-1791-1

€. 10,00


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