"CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE... DEUS CHARITAS EST" (1Gv., 4., 1-16). «Et nos credidimus Charitati...»!!! In memoria di Gioacchino da Fiore, Francesco, Dante, Lorenzo Valla... e don Primo Mazzolari!!!

NEL NOME DI DIO "MAMMONA" ("DEUS CARITAS EST", 2006)!!! UNA VULGATA DEI MERCANTI DEL TERZO MILLENNIO (AVANTI CRISTO). Il 29 maggio consegnata al Papa la nuova traduzione italiana della Bibbia. Parola di Monsignor Betori. Un’intervista - a cura di Federico La Sala

«Il testo è frutto del rispetto che la Chiesa ha per la filologia. Faccio appello agli uomini di cultura: riscoprite la bellezza del ’grande codice’ dell’Occidente» (G. Betori)?!!
venerdì 30 maggio 2008.
 


INTERVISTA.

A giorni sarà consegnata al Papa la nuova traduzione italiana della Bibbia: ne parliamo con monsignor Giuseppe Betori

La nuova Vulgata

-  «Il testo è frutto del rispetto che la Chiesa ha per la filologia.
-  Faccio appello agli uomini di cultura: riscoprite la bellezza del ’grande codice’ dell’Occidente»

DA ROMA MIMMO MUOLO (Avvenire, 24.05.2008)

A chi gli chiede se la nuova tradu­zione della Bibbia, che sarà pre­sentata il prossimo 29 maggio al Papa, sia «la nuova Vulgata », il vescovo Giuseppe Betori risponde con un sorri­so che è insieme un auspicio, ma anche uno schermirsi senza false modestie. «Non dico questo - risponde con la con­sueta pacatezza - Ma tendenzialmente l’operazione portata a termine dopo vent’anni di lavoro, è importante anche dal punto di vista culturale, perché mi auguro che il testo sia sorgente di stimo­li per la comunicazione della fede e quin­di anche per il dialogo con la cultura del nostro tempo».

Nello studio del segretario generale del­la Cei, che in quanto biblista ha parteci­pato attivamente al lavoro di traduzio­ne, si respira aria di vigilia. Lunedì si a­prirà a Roma l’assemblea generale dei vescovi, all’interno della quale - proprio nel corso dell’incontro con Benedetto X­VI - avverrà la consegna al Pontefice del­la prima copia del nuovo testo. E quindi questo è anche il momento adatto per fare un primo bilancio del lungo cam­mino percorso.

Monsignor Betori, anche la cultura co­siddetta laica ha mandato segnali di at­tenzione all’operazione che ora giunge in porto. È un segnale di quel dialogo di cui si diceva?

«Sicuramente una tale attenzione ci fa piacere. Ma vorrei precisare che, contra­riamente a quanto scritto da qualcuno, la Chiesa non è nemica della cultura. È stato detto, ad esempio, che la nascita della critica testuale in epoca rinasci­mentale, avvenne in opposizione alla Chiesa stessa che restringeva il testo sa­cro dentro una sorta di intangibilità dog­matica. La critica testuale però non l’hanno inventata il Rinascimento o Era­smo da Rotterdam, ma Origene e San Gi­rolamo, che per la sua Vulgata, appunto, prima di tradurre i testi biblici dagli ori­ginali, fece un’accurata critica testuale. La Chiesa, inoltre, non ha mai condan­nato il lavoro di Erasmo».

Ci sono dunque analogie di metodo tra quella operazione e la traduzione che o­ra vede la luce?

«Sì, anzi direi che questa traduzione è fi­glia del medesimo rispetto che la Chiesa ha sempre avuto per la scienza filologi­ca e che è stata ribadita recen­temente dalla Santa Sede con la coraggiosa decisione di ri­mettere mano alla stessa Vul­gata per produrre una nuova versione latina della Bibbia che fosse normativa per la Chiesa universale, a partire dalle edi­zioni critiche sia del Nuovo che dell’Antico Testamento. Dun­que la nuova traduzione della Bibbia in italiano fa seguito proprio a questa decisione e applica gli stessi criteri. Non abbiamo paura delle scienze e siamo pronti a riconoscere il loro apporto in or­dine alla ricostruzione di un testo».

Esiste, però, come qualcuno sostiene, un problema culturale in ordine alla cono­scenza e alla diffusione della Bibbia in I­talia?

«In effetti il nostro Paese non ha avuto mai una traduzione ufficiale che abbia influenzato la cultura corrente, perché pur essendoci molte traduzioni in italia­no (a proposito: non è vero che la Chiesa abbia proibito le traduzioni, ma ha cer­cato invece di evitare l’uso personalisti­co della interpretazione della Bibbia: la lettura di un testo, infatti, non può pre­scindere dal contesto vitale che lo ha ge­nerato e tramandato), nessuna di esse ha preso il sopravvento. C’era quindi biso­gno di una traduzione condivisa della Sa­cra Scrittura che potesse diventare in­terlocutrice della cultura odierna. E l’au­spicio è che questa traduzione abbia an­che tale capacità».

In che modo la nuova traduzione potrà assolvere questo compito?

«Conto molto sulla bellezza del testo. È Parola di Dio e quindi la sua carica di ve­rità è già portatrice di bellezza. Ma la Bib­bia è bella non solo perché traluce la ve­rità, ma perché porta al massimo delle sue potenzialità le risorse letterarie di u­na tradizione come quella del popolo e­braico in contatto con l’ellenismo. Non a caso si è sempre riconosciuto in essa il ’grande codice’ della cultura occidenta­le. Da questo punto di vista, dunque, se ne giustifica la presenza anche nel mon­do scolastico, perché al contrario di quanti dicono molti, la Bibbia è il perno centrale di tutta la programmazione del­l’insegnamento della religione nella scuola pubblica italiana, con l’approccio tipicamente culturale che gli è proprio».

Si parte, dunque, con la consegna del­l’edizione in due volumi al Papa.

«Sì, ed è anche un atto di ringraziamen­to al Santo Padre perché in non poche occasioni egli ha indicato imprecisioni della vecchia traduzione, delle quali ab­biamo fatto tesoro. Inoltre ha voluto che fosse sottoposta a revisione tutta la Bibbia e non solo le pagine di solito usate nella liturgia, e ciò al fi­ne di un’eventuale estensio­ne futura del numero di que­ste pagine. Questa è l’edizio­ne per così dire ’elegante’. A metà settembre verrà messa in commercio la versione e­conomica ».

La Bibbia è il best seller di tutti i tempi. Che cosa au­spica per questa nuova traduzione?

«Auspico da un lato che essa favorisca un maggior accostamento popolare alla Sa­cra Scrittura, anche attraverso la nascita di gruppi di lettura e di ascolto biblico. Ma vorrei fare un invito a intellettuali, scrit­tori, poeti, musicisti, registi, sceneggiatori e uomini di cultura in generale. Se gli ar­tisti trovassero i mezzi giusti per ridire le storie della Bibbia nel linguaggio di og­gi, come è sempre avvenuto in passato, noi saremmo felici».


Sul tema, nel sito, si cfr.:

-  SINODO DEI VESCOVI 2008: L’ANNO DELLA PAROLA DI DIO - AMORE ("CHARITAS") O MAMMONA ("CARITAS")?!
-  Fatto sta che la prima enciclica di Papa Benedetto XVI (Deus caritas est, 2006) è per Mammona.
-  Gesù "Cristo, che non era schizofrenico", non si travestiva da imperatore e pontefice romano e non predicava il van-gelo del Dio-Mammona.

LA TEOLOGIA DEL "LATINORUM" DELLA CHIESA CATTOLICO-ROMANA DI BENEDETTO XVI. CON QUESTO "LOGO" VINCERAI: DIO "LA ROBA" E’ ("Deus caritas est", 2006)!!!

-  Buon-messaggio (eu-angelo): il Logos non è il "Logo" del Vaticano!!!
-  COPYRIGHT E PIRATERIA VATICANA!!!
-  DIO ("Deus charitas est") o MAMMONA ("Deus caritas est")? -GRAZIA o CARO-PREZZO: QUESTO E’ IL PROBLEMA!!!
-  L’AMORE ("CHARItaS") NON E’ LO ZIMBELLO DEL TEMPO.
-  GESU’: "JE SUiS ... CHRETIEN" !!! Non ... "CRETIN" ... E NEMMENO CATTOLICO-ROMANO!!!

-  Il nostro è il magistero di "Mammona" ("Deus caritas est") non il magistero dell’ Amore ("Deus charitas est") di Gesù e di Giovanni!!!
-  DIO ("caritas") E’ CON NOI. "L’unica chiesa di Cristo è quella cattolica". ABBIAMO IL MONOPOLIO!!!TRIONFALI TITOLI DELL’"AVVENIRE": AL SERVIZIO DEL MONDO!!!
-  In attivo i conti del Vaticano!!! Obolo di san Pietro: anno record!!!

-  DIO E’ RICCHEZZA ("Deus caritas est": Benedetto XVI, 2008)!!! QUESTA E’ LA LEGGE DEI NOSTRI PADRI E DELLE NOSTRE MADRI E LA CHIESA "CATTOLICA" E’ LA CUSTODE "UNIVERSALE" DELL’ORDINE SIMBOLICO DI "MAMMONA" E DI "MAMMASANTISSIMA" ....
-  QUESTO MATRIMONIO S’HA DA FARE, DOMANI, E SEMPRE!!! L’ANNUNCIO A GIUSEPPE, NELLA TRADIZIONALE LETTURA DELLA CHIESA CATTOLICO-ROMANA, DI GIANFRANCO RAVASI

-  DIO E’ AMORE (CHARITAS) E MARIA E’ "LA PIENA DI GRAZIA" ("Kecharitoméne"). UNA LEZIONE DI GIOVANNI PAOLO II (1996).

-  "IN PRINCIPIO ERA IL LOGOS": LA CARITA’ dal GRECO (χάρις - χάριτος: "chàris" - "chàritos"; accusativo pl.: " χάριτας" - “chàritas” - dono, grazia)
-  NON dal LATINO (“Caritas” - da “carus”, che - come nell’ italiano, "caro" - ha il doppio senso di “affetto” e "caro-prezzo" ... e richiama le "carenze" affettive ed economiche e la "carestia").


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