EU-ANGELO E COSTITUZIONE . "CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE... DEUS CHARITAS EST" (1 Gv., 4. 1-16). «Et nos credidimus Charitati...»!!!!

A GALVANO DELLA VOLPE, IN MEMORIA. Il suo (e nostro) limite, come quello di Galilei, Hegel e Marx, è l’aver letto l’"Inferno" e non "tutto Dante". Una nota di Michele Prospero - a cura di Federico La Sala

"Il suo approdo al marxismo avvenne in realtà su un rigoroso e trasparente profilo di scientificità. E solo di questo si deve parlare".
domenica 13 luglio 2008.
 


ANNIVERSARI Quarant’anni fa moriva il più grande pensatore marxista del secondo ’900. La sua battaglia fu contro un’idea «mistica» della Ragione. Fedelissimo al Pci, da esso fu guardato con diffidenza. Oggi ne apprezziamo la straordinaria ricchezza

Della Volpe, con Marx dalla parte di Galilei

di Michele Prospero (l’Unità 13.07.2008)

Quando, nei primi anni Quaranta, Galvano Della Volpe si accostò al marxismo, aveva già alle sue spalle una assai intensa e molto marcata produzione teorica. Poco italiana si potrebbe anche dire, per via della sua impronta quasi neopositivista. Non si può però in alcun modo parlare di «due» Della Volpe. Il filosofo che, dopo aver varcato i 40 anni, scoprì Marx non compì affatto una rottura con la sua ventennale riflessione. Collocò piuttosto il nucleo del suo precedente lavoro filologico-critico, mirante a rivendicare la positività dell’esperienza sensibile, nelle nuove categorie analitiche che esploravano il mondo dell’empirico sociale.

Non è un caso che il suo Marx sia proprio il giovane autore della Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, opera che Della Volpe lesse come depositaria più d’ogni altra del paradigma scientifico di Marx. Non è per caso che questo sia avvenuto. In fondo le istanze critiche ospitate nel manoscritto del 1843, che della Volpe tradusse e impose a lungo nel dibattito teorico, ricalcavano lo stesso tragitto intrapreso dal filosofo imolese scomparso il 13 luglio del 1968.

A ispirare la radicale critica di Marx alla dialettica hegeliana comparivano infatti l’Aristotele del libro quarto della Metafisica, un certo Kant ostile al razionalismo astratto leibniziano in nome della positività del sensibile, il Feuerbach scopritore dell’oscuro sottofondo teologico della filosofia moderna dopo Cartesio. Insomma, proprio gli stessi riferimenti gnoseologici di Della Volpe (Hume e Galilei a parte). La figura di Marx non poteva che affacciarsi in lui come il compimento di una linea critica e rigorosamente laico-scientifica di interpretazione del reale.

Anche quando Della Volpe si muoveva ancora ben dentro le coordinate dell’idealismo filosofico (più di Gentile che di Croce) non mancavano affatto nelle sue pagine le sollecitazioni feconde di questa sua autentica ossessione per un uso non teologico della ragione. La sua rimostranza verso l’attualismo gentiliano concerneva proprio l’uso della nozione ambigua, e in fondo mistica, della ragione come unità o sintesi originaria degli opposti.

Il programma teorico dellavolpiano di una logica come scienza positiva, annunciato negli anni cinquanta, era già impostato nei suoi pilastri essenziali in un testo fondamentale del 1941 dal titolo Critica dei principi logici. Fra l’altro qui Della Volpe faceva i conti con «il conservatore d’oggi Gentile» e la sua «laica religiosità dello spirito» che ingoiava la formula misticheggiante della verità come precostituita o pretesa unità intemporale. La logica attualistica del concreto falliva in pieno nel render conto dell’empiria o contingenza e annullava l’effettività reale nel puro pensiero pensante o uno.

Il rilievo di Della Volpe era al riguardo molto radicale: «Del mero uno non ci può essere logica, ma soltanto una mistica». Dal misticismo logico, che destituiva il particolare sensibile di ogni positività, si usciva solo recuperando quella che Della Volpe chiamava «la pura, schietta singolarità e conseguente adialetticità del senso», ossia tenendo fermo il tratto, irriducibile al pensiero, del particolare molteplice assunto quale fondamento del giudizio e della storicità del reale.

Per un filosofo antidialettico come Della Volpe il neoidealismo di Croce e Gentile, proprio come quello classico di Hegel, si muoveva in un «soliloquio dell’idea» che tramutava la ragione, da forma o espressività, in autocoscienza o unità immediata di finito e infinito. Il «trascendentale» veniva cioè trasformato da momento formale in trascendenza dello spirito assoluto che annullava repentinamente il particolare, e lo degradava a mero non essere. La realtà cessava così di essere un dato in sé positivo e veniva a dissolversi supinamente nell’unità dell’autocoscienza. La diversità o reale contrarietà tra particolare e forma era poi dissolta e spacciata per contraddizione di un’idea capace di autoscindersi, esprimendo il molteplice come il mero negativo da superare.

Tutta una tradizione teorica, che dall’ontologia mistica di Meister Eckhart (studiata a fondo in un testo apparso nel 1930) passando per l’Hegel romantico e mistico (così si intitola un celebre volume del 1929) perveniva fino a Croce e Gentile, si muoveva entro una dialettica senza discorso o categorialità che dissolveva il sentimento o particolare nell’Idea. E non lo assumeva nella sua irriducibile alterità. Esisteva per Della Volpe una autentica malattia platonica e romantica, che contagiava gran parte della filosofia moderna, incapace di risolvere il problema dell’esperienza o della storicità. Perché l’essere diventava pura idea o unità intemporale sovraordinata al molteplice discreto.

A questa linea platonica, contaminata dalle palesi ascendenze mistiche, Della Volpe contrapponeva un diverso tragitto. La strada che da Hume conduceva a Marx. Con la sua indagine genetica «delle idee dalle impressioni», Hume (così scriveva Della Volpe nel suo libro La filosofia dell’esperienza di Hume licenziato nel 1933) impostava uno «studio fenomenologico della mente» che accantonava l’ontologia metafisica in direzione di una «psicologia della conoscenza». Hume cioè definiva «una specie di meccanica della sfera emotiva» e proprio esplorando le emozioni, i desideri, i meccanismi naturali della psiche, egli spezzava ogni concetto ontologico di unità o sostanza.

Questo lavoro demolitorio dell’antica ontologia metafisica sul piano etico mostrava ricadute enormi. E demolendo l’idea di soggetto portava Hume a definire «il primo sistema di ethica mundana-immanentistica» che poggiava sul fondamento passionale-economico dell’azione. Con la sua «filosofia sperimentale del diritto» inoltre Hume, secondo Della Volpe, ha avuto il merito di abbandonare il problema metafisico dell’inizio per esplorare le reali dinamiche della società. Spiegava Della Volpe che «con questo concetto concreto del fondamento economico della società è fugato, per la prima volta, il mitico homo oeconomicus di marca hobbesiana, l’egoista assoluto, sui cui calcoli sapienti lo stesso suo inventore non riuscì il cimentarsi della società politica, onde dovette ricorrere all’espediente estrinseco empirico di un potere assoluto». Ed è proprio su questo piano dell’indagine sociale che Della Volpe incontrava Marx che, con il suo nesso tra idee e istituzioni sociali, rigettava ogni idea metafisica di Inizio e orientava i riflettori sulla temporalità dell’esperienza intersoggettiva.

Il merito di Marx, secondo Della Volpe, era anzitutto quello di interpretare la società «come termine mediatore degli elementi», ovvero come il medium del generale (etica, cultura) e del particolare (economia, interessi). Con il suo fecondo concetto di astrazione determinata, anche Marx veniva da Della Volpe coinvolto nel grande lavoro critico ingaggiato per «sostituire una logica della ragione-intelletto, o critica, alla logica della pura ragione, o dogmatica». Ai concetti indeterminati e generici, privi di dimensioni temporali precise, Marx opponeva dei calibrati concetti funzionali, che risultavano cioè ritagliati su specifici assetti sociali.

Solo modulando i concetti come funzioni era possibile schivare il rischio nefasto di quella che Della Volpe chiamava «la restaurazione acritica dell’empiria». Un greve empirismo infatti contraddistingueva per lui, in maniera puntuale, tutti i concetti pretesi «puri», intemporali. Che finivano per riempire le astrazioni, in apparenza vuote, di materiali spiccioli grezzi, non filtrati e quindi irrelati, scollegati.

Perciò quello di Della Volpe rimane, a quarant’anni dalla scomparsa, il più grande e affascinante tentativo di cogliere la pregnanza del programma scientifico di Marx, assunto come passaggio essenziale del lavoro moderno di una risoluta critica della metafisica.

Nessuno più di Della Volpe ha decifrato i segreti epistemologici della logica specifica dell’oggetto specifico impiantata dal pensatore di Treviri. E solo la volgarità di questi anni un po’ meschini ha potuto inserire il nome di Della Volpe tra i «redenti», che con disinvoltura passarono dal fascismo al comunismo. Il suo approdo al marxismo avvenne in realtà su un rigoroso e trasparente profilo di scientificità. E solo di questo si deve parlare.


Sul tema, in rete e nel sito, si cfr.:

-   Galvano Della Volpe (Wikipedia).


-  HAI VINTO, O GALILEO!

ORIENTARSI, OGGI - E SEMPRE. LA LEZIONE IMMORTALE DI KANT, DALLA STIVA DELLA "NAVE" DI GALILEI.

-  DONNE, UOMINI E VIOLENZA: "Parliamo di FEMMINICIDIO".
-  Dalla democrazia della "volontà generale" alla democrazia della "volontà di genere".
-  L’importanza della lezione dei "PROMESSI SPOSI", oggi - nell’epoca dei Borromeo Ratzinger ... degli Innominati, e dei don Rodrigo Katzsav !!!

-  Ragione ("Logos") e Amore ("Charitas"). Per la critica dell’economia politica ..... e della teologia "mammonica" ("Deus caritas est", 2006)
-  L’ILLUMINISMO, OGGI. LIBERARE IL CIELO. Cristianesimo, democrazia e necessità di "una seconda rivoluzione copernicana"

-  "MISERIA DELLA FILOSOFIA" DELLA "SACRA FAMIGLIA": PER LA CRITICA DELL’ECONOMIA POLITICA E DELLA TEOLOGIA CATTOLICA DI "MAMMONA" ("DEUS CARITAS EST": BENEDETTO XVI, 2006) E DI "MAMMASANTISSIMA"....
-  ATEISMO MARXISTA E CATTOLICESIMO COSTANTINIANO. Dario Antiseri, grazie a Del Noce, riesce a vedere la pagliuzza nell’occhio di Marx, ma non la trave nell’occhio della tradizione cattolico-ratzingeriana (contrabbandata come cristiana). Una sua nota sul lavoro di Augusto Del Noce

-  Camillo Ruini e Aldo Schiavone dialogano sull’"Avvenire" del "la Repubblica" e si trovano d’accordo sul "caro-prezzo" ("deus caritas est") da far pagare all’Italia, con l’aiuto dell’Unto del Signore

-  L’apologia del berlusconismo - malattia senile del cattolicismo (laico e religioso)
-  UNA LEZIONE TEOLOGICO-POLITICA DI BAGET BOZZO PER OGNI PROGETTO DI "RIFONDAZIONE COMUNISTA" FUTURA CHE SI VUOLE COME PARTITO. Avanti o popolo alla riscossa. Il populismo trionferà: "Forza Italia"!!!

-  DANTE ALIGHIERI (1265-1321)!!! LA LINGUA D’AMORE: UNA NUOVA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO. CON MARX E FREUD,
-  AL DI LA’ DELL’EDIPO E DEI VECCHI HEGEL HEIDEGGER HABERMAS E RATZINGER.
-  Una "ipotesi di rilettura della DIVINA COMMEDIA" di Federico La Sala (in un "quaderno" della Rivista "Il dialogo"), con prefazione di Riccardo Pozzo.
-  Nel 200° anniversario della pubblicazione della "Fenomenologia dello Spirito" di Hegel (1807)


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